La vita scorre lenta a Kautokenio.
Scorre lenta.
Scorre.
La mattina della cittadina è colorata di verde e giallo, l’erba satolla di acqua, i colori vividissimi dell’aria tersa che si perdono in lontananza dietro strati di carta velina via via aggiunti al paesaggio.
Il proprietario di un negozio di libri sulla cultura sami è stato gentilissimo e mi ha prestato tre libri in inglese, un paio di thriller di serie B e “Spore 7″, uno sci-fi anch’esso di serie B. Quello mi sa che lo tengo per domenica.
Gli altri domani partiranno per tornare a casa. Noi stiamo qui, cercando di scacciare l’ansia. Tante cose potrebbero succedere, affrontando un viaggio da soli, ma credo che cominciare a misurare in maniera probabilistica le possibilità che qualcosa vada storto non sia l’approccio corretto.
Se tutto andrà bene con la riparazione, si partirà e l’idea è di fare poche tappe prendendo un traghetto che ci porta a Rostock durante la notte.
Quando sei veramente nella merda, non nella merda facile di tutti i giorni, te la devi cavare da solo. Per alcune ore, giorni, settimane, la tua esistenza si colloca in un binario parallelo in cui le cose ti scorrono a fianco, le vedi, ma non ne fai parte. Come i motociclisti che continuamente passano per Kautokenio diretti al nord.
Sei come uno spirito che aleggia nella piccola cittadina, tra gli sguardi incuriositi e talvolta increduli degli abitanti che non hanno mai visto nessuno fermarsi per più di una notte qui.
Le risate in lontananza, i panorami magnifici, le curve morbide attraverso i laghi e le montagne innevate, diventano lentamente il ricordo di un’altra avventura, quella terminata con il cuscinetto rotto dell’infallibile Bmw.
E lascio il sarcasmo di chi afferma la superiorità di questa o quella marca di motociclette alla pioggia che scende in continuazione, ricordando che questa è la vita, e così come l’intelligenza in molti casi è definita come la capacità di adattarsi alle circostanze, così l’essere cittadini del mondo significa anche imparare che correre con il freno a mano tirato non significa andare più piano, ma solo continuare a logorarsi lentamente l’animo.
Sono tanti i film che raccontano questo clichet, in cui alla fine il protagonista capisce che è uno stronzo e si innamora di una tizia locale e capisce cosa si stava perdendo nella vita. Tipo “ricomincio da qui” con Bill Murray in cui il protagonista si trova a ripetere sempre la stessa giornata in una cittadina in cui si festeggia il “giorno della marmotta”.
Se questo arresto forzato ha un senso, esso risiede nell’aver portato a casa un altro pezzo di noi, un pezzo svuotato di qualsiasi altro aiuto che non quello che giunge dalle mani più inattese. Ma non tornerò da qui senza il ricordo di una popolazione, una cultura che non avrei conosciuto se non fosse successo tutto questo.
Questo weekend c’è l’evento dell’anno, qui. La gara di motoslitte da neve sull’acqua. Devono andare sempre a manetta per non affondare. Sarà divertente, credo.
